Quel pasticciaccio di Downing Street

LA FINE DI UN’ERA

Cominciano a vedersi i primi effetti della decisione del Regno Unito di uscire dall’Unione Europea, che segna non soltanto l’inizio della fine del processo d’integrazione europea, ma anche un chiaro rigetto dei ceti medi e bassi delle politiche economiche liberiste degli ultimi anni.

Finora non vi sono segnali che confermino le paventate conseguenze nefaste di questo voto sull’economia britannica. La borsa di Londra sta facendo meglio di quelle europee e il deprezzamento della sterlina è destinato ad avere un effetto tonificante sulla bilancia commerciale del Regno Unito.

Anche più a lungo termine le previsioni catastrofiche sembrano totalmente ingiustificate, a tal punto che sia il Fondo  monetario internazionale sia un numero crescente di economisti cominciano a fare marcia indietro e a prospettare scenari rosei. Infatti appare già evidente che l’unione europea non sarà in grado di assumere un atteggiamento punitivo nei confronti di Londra. Le trattative per definire i termini del divorzio dureranno a lungo, probabilmente più dei due anni previsti dal trattato di Lisbona, e seguiranno il  modello degli accordi bilaterali conclusi dalla Svizzera con Bruxelles, che però contemplano anche una qualche forma di limitazione sulla circolazione delle persone. I segnali distensivi, soprattutto quelli provenienti dalla Germania sono chiari.

Più cupe sono invece le prospettive dell’Unione europea. Le incognite non riguardano solo le consultazioni elettorali di inizio autunno (presidenziali in Austria, referendum sui rifugiati in Ungheria e referendum costituzionale in Italia), ma soprattutto le prospettive economiche. Nel vecchio continente si è riaperta la crisi del sistema bancario. Contrariamente a quanto si possa pensare questa non riguarda soltanto la fallimentare situazione di molte banche italiane, ma soprattutto i problemi di molte banche europee, che finora erano stati occultati nelle pieghe dei bilanci. Per evitare una crisi del sistema bancario italiano, Bruxelles permetterà in qualche modo a Roma di ricapitalizzare le banche in difficoltà facendo così carta straccia delle regole comunitarie entrate in vigore solo all’inizio di questo anno.

Maggiormente rischiose sono le posizioni di quei colossi bancari che il fondo monetario internazionale ha dichiarato presentare un rischio sistemico. Tra queste primeggia tristemente Deutche Bank che ha un’esposizione in strumenti derivati corrispondenti a nove volte il PIL tedesco. Segue (udite udite) l’insospettabile colosso bancario svizzero Credit Suisse, le cui azioni sono scese proprio ieri al di sotto della soglia dei 10 franchi. Ai rischi posti dal settore bancario si aggiungono una crescita che continua ad essere anemica e il mancato rispetto degli obiettivi di bilancio di Spagna e Portogallo. Insomma il voto britannico  ha fatto si che si mettesse in moto un processo di disgregazione  su un’Unione europea già afflitta da una perdurante crisi economica e dal riaprirsi di una crisi bancaria.

La Brexit ha comunque prodotto dei risultati certi. ad esempio ha definitivamente affossato il trattato di libero scambio transatlantico denominato TTIP, ponendo la parola fine sui tentativi di rilanciare la globalizzazione .

In conclusione, le conseguenze del voto britannico sono destinate ad essere ben diverse da quelle paventate per convincere gli inglesi a rimanere nell’Unione europea. Esse segnano molto probabilmente la fine di un’era economica dominata dai dogmi della globalizzazione e dal predominio della finanza. Insomma segnano un nuovo inizio e non solo per il Regno Unito.

Io sono Leggenda

 

Dai politici agli sportivi, passando per le star di Hollywood, l’egocentrismo è imperante e raccoglie un numero sempre maggiore di adepti. Uno dei suoi stellari esponenti, un vero pontefice dell’ego, è sicuramente l’allenatore  Josè Mourinho, emblema del “viè qua che te spiego io come funziona” che davanti ai giornalisti ammise con tracotanza : “Sono antipatico ? Beh anche Gesù non piaceva a tutti”.

Una roba da far impallidire anche il Marchese del Grillo, alias Alberto Sordi, con la sua celebre e scurrile uscita, qui non ripetibile, che continua a rappresentare a distanza di anni, il “Top” dell’arroganza almeno al cinema.

Tornando al mondo del calcio, l’ego-superbia è il marchio di fabbrica anche di Zlatan Ibrahimovic che, ufficializzato l’addio al Paris Sant Germain, ha salutato i tifosi su Twitter mantenendo un profilo basso, bassissimo, quasi livello tappeto: “Sono arrivato da Re, me ne vado da Leggenda”, con le maiuscole a rafforzare un messaggio che rischiava in effetti di non essere abbastanza chiaro ed efficace.

Politi e potenti, pure loro, non fanno eccezione quanto a immodestia: capostipite è – ca va san dire –  Luigi XIV, Re Sole ( già dal soprannome si poteva intuire), che pronunziò appena adolescente  la ficcante e definitiva auto-elevazione : “Lo stato sono io”. Più di recente Vladimir Putin ha dato dimostrazione di carisma, per usare un eufemismo, confessando di non aver mai letto una delle sue tante biografie “perchè credo di conoscere tutto quello che c’è da sapere su me stesso”. Un’ironia invero sottile, lasciata cadere con understatement a margine della presentazione dell’ultimo libro su di lui scritto dal giornalista tedesco Hubert Seipel. E mentre l’autore firmava alcune copie del volume, il presidente russo ha sussurrato ai cronisti: “Se ha scritto la verità, Hubert avrà ciò che si merita” (che potrebbe anche voler dire: “Se non lo ha fatto, verra spedito in un gulag siberiano).

Ma l’ego smisurato regna soprattuto a Hollywood: la deliziosa Scarlett Johansson si è da poco fatta tatuare la scritta “lucky you”, spegando che chi avrà la fortuna di leggerla da vicino sarà, appunto, l’uomo più fortunato del mondo. Pura egolatria epidermica ma in questo caso, come darle torto ?

Ed infine ci sono io che dal famoso “chi è più bello de me se trucca” sono passato per ragioni di età ad un più adeguato “ne resterà uno solo…. IO.

 

 

 

Che cos’è oggi la Finanza ?

Cominciamo col dire cosa non è più: ovvero, una sovrastruttura derivata dai rapporti di produzione. Oggi, la finanza è – a tutti gli effetti – la struttura stessa del paradigma produttivo. Il risparmio globale è il cuore dell’attuale modello di accumulazione. Grandi capitali allocati in fondi sovrani e non, alcuni dei quali accumulati off shore dalle platform companies, detengono la proprietà di aziende, di rilevanti quote dei debiti sovrani, di brevetti tecnologici o farmaceutici; questi fondi controllano il risparmio privato e tendono a sostituirsi al welfare. Soprattutto in Europa, formazione, trasporti, pensioni non sono più ambiti della vita tutelati dalla titolarità di diritti, bensì sono diventati un terreno di estrazione di valore. Oggi, la ricchezza delle nazioni è in mano ai fondi. La finanza è questo: un gigantesco dispositivo – autogeneratosi – di controllo capillare e pervasivo. Ora i risparmi gestiti seguono strade tracciate, percorsi indicati dalle agenzie di rating e sanciti dagli schemi del benchmarking. È evidente come in un simile quadro stia sfumando la centralità delle banche d’affari. Da più parti si parla una “lingua di legno”, inutile a comprendere le profonde trasformazioni dei mercati finanziari. Il principio del “Too big to fail”, con cui l’amministrazione repubblicana uscì dal credit crunch, è superato. Come superata è una certa retorica militante: la propaganda contro le grandi banche. Attualmente le banche d’affari svolgono una funzione d’intermediazione del rischio ma hanno perso la centralità che detenevano fino alla fine dello scorso decennio. Per non parlare del pubblico come gestore del risparmio privato che ha fallito il suo compito. Mi riferisco a soggetti molto aggressivi, non più legati ai territori. E davanti a una simile realtà, le filiali delle banche ricordano i Blockbuster degli anni Novanta: reperti archeologici di un’epoca passata. E allora le banche cosa stanno facendo ? Stanno disinvestendo dalle attività tradizionali per investire nel risparmio gestito.

E poi c’è la politica monetaria globale che va considerata come il più raffinato strumento di riequilibrio delle crisi e, al tempo stesso, come architrave di un ordine sociale pacificato. La moneta non è più un’astrazione, bensì uno strumento di controllo, garanzia di precisi assetti. Le parole Fiat money, cardine dei diversi Quantitative easing che hanno segnato la più recente stagione finanziaria, costituiscono la formula magica che ci mette al riparo dagli effetti più acuti, e indesiderati, dei cicli economici. E ci consente di distinguere tra Paesi virtuosi e Stati non “allineati”. Il Fiat money, infatti, funziona solo per Paesi credibili, ma la credibilità non è un algoritmo neutro. La credibilità è un algoritmo che ci appartiene.

Tutto Descrive dei congegni capaci di produrre effetti dichiaratamente politici. È lecito chiedersi cosa rimanga a questo punto della democrazia.

Il portafoglio Perfetto

È un po’ come l’uovo di Colombo del risparmio: un portafoglio “ideale”, buono per tutte le stagioni, che possa garantire rendimenti soddisfacenti con un gestione oculata del rischio. Quello che potrebbe apparire un sogno è in realtà più semplice di quanto possa sembrare. Ma una premessa è d’obbligo: in finanza non ci sono certezze matematiche. Le azioni non danno rendimenti garantiti e anche i titoli di Stato più sicuri sono sempre esposti al rischio ipotetico di default. Il pioniere degli studi del portafoglio “perfetto” (il permanent portfolio) è stato uno statunitense, Harry Browne, ex analista finanziario e politico liberale morto nel 2006.

L’assunto di fondo di questa teoria è quello della massima diversificazione. I mercati finanziari sono dei grandi vasi comunicanti: essere presenti contemporaneamente in tutte le asset class è un fattore di garanzia e protezione. Il portafoglio perfetto quindi è suddiviso in quattro parti: il 25% in azioni, il 25% in oro, il 25% in titoli governativi a breve e infine il 25% in titoli governativi a lungo. Tutto qua. Si tratta di una ripartizione sostanzialmente perpetua: che non impone stravolgimenti e che affronta le varie condizioni di mercato forte del principio della diversificazione.

La logica del portafoglio permanente (o perfetto) è quella di acquistare delle asset class nel lungo termine, facendo pochi accorgimenti. Insomma è statisticamente dimostrato che il trading nella stragrande maggioranza dei casi non paga.

Per gestire un portafoglio servono gli stessi concetti usati da un imprenditore per la sua azienda, tra questi c’è la diversificazione con controllo del rischio e l’attenzione alle opportunità».

Applicare la ripartizione del portafoglio “perfetto” scegliendo le seguenti categorie: l’indice tedesco DAX 30per le azioni, l’oro, il CTz italiani (zero coupon) per i titoli a breve e il Bund tedesco decennale per i governativi a lunga. I titoli di Stato italiani e tedeschi possono essere acquistati sul mercato secondario, mentre oro e Dax possono essere replicati con gli Etf.

Si tratta di un portafoglio che ha anche bassi costi di commissioni. Tra il 2000 e il 2012 questo portafoglio ha avuto un rendimento medio dell’8,2%, con un’eccellente performance anche i relazione a volatilità e costi. «Detenere in maniera equilibrata questi quattro asset è una garanzia per ogni fase di mercato, dalla contrazione all’accelerazione. C’è sempre una coppia di asset che funziona abbastanza meglio delle altre permettendo una rivalutazione del portafoglio in generale. E ogni qual volta c’è una crisi specifica su un asset ci sono almeno altri due strumenti capaci di controbilanciare questo effetto negativo».

Insomma, il principio della diversificazione e dei vasi comunicanti appare l’unica arma possibile per muoversi in mercati finanziari sempre più imprevedibili. Ovviamente si tratta di un portafogli con un’ottica di medio e lungo periodo. È opportuno mettere in conto dai tre ai cinque anni per vedere sviluppare a fondo i suoi effetti.

I MERCATI E IL VIZIO DI INGORDIGIA

Olle-banksIn questo fine settimana sono alle prese,  con l’analisi macroeconomica dei mercati e del rischio portafoglio , ma sopratutto sono alle prese con L’INGORDIGIA. infatti la scorpacciata di RENDIMENTI E PROFITTI di questo mese di gennaio non ancora finito è unica e direi difficilmente ripetibile. Assets difensivi come il franco svizzero che si rivalutano del 20% in 30 giorni non è un evento che ti capita di vivere spesso, se poi a questo aggiungiamo il dollaro, lo yuan, le valute dei mercati emergenti e non da ultimo il mercato azionario…possiamo affermare che un gennaio così non capiterà mai più.

Questa situazione di SUPERPROFITTO è sicuramente comune a tutti coloro che come noi operano regolarmente sui mercati finanziari MA…

 Penso che un sogno così  non ritorni mai più,

mi dipingevo le mani e la faccia di blu,

poi d’improvviso venivo dal vento rapito,

e incominciavo a volare nel cielo infinito.

Ma tutti i sogni nell’alba svaniscon perchè,quando tramonta la luna li porta con se.

 Quando accadono eventi come questi di pura euforia finanziaria QUALI SONO RISCHI MAGGIORI?

Certamente non quelli di capire cosa faranno i mercati. Infatti il controllo del rischio di portafoglio è una delle attività più semplici grazie alla scelta di avere portafogli con un rischio basso e l’utilizzo di stop alle perdite sistematico. Chi vive come noi di mercato sa che deve predisporre una impalcatura consona alle sue aspettative  e al suo grado di rischio e questa impalcatura deve reggere se la struttura di portafoglio non va nella direzione voluta.

l’asset allocation deve essere costruita partendo da una assunzione di un grado di rischio (basso- medio- alto) e da una analisi macroeconomica in base alla quale costruire un PORTAFOGLIO. Rischio, andamento delle variabili macro (loro scostamento dalle attese) , e andamento delle performance devono essere in armonia, OGNI VOLTA CHE L’ARMONIA VIENE MENO SI DEVE INTERVENIRE.Ebbene, in queste settimane l’armonia è stata bruscamente interrotta e la mia analisi macroeconomica non si è rivelato solo corretta ma PURE AMPLIFICATA ….. Il mio portafoglio ha dato risultati MOLTO migliori delle attese nel rispetto del rischio.

 A QUESTO PUNTO CHE FARE?

 PRIMA DI TUTTO SI DEVONO EVITARE DUE RISCHI:

 L’INVINCIBILITA’ E L’INGORDIGIA

 COMPLESSO DI INVINCIBILITA’: quando tutto, ma proprio tutto va bene (persino il rublo è tornato ai valori del 30 dicembre)…si tende a considerarsi dei super eroi. Può iniziare una pericolosa deriva : quella di considerarsi invincibili e si tende ad accentuare pericolose tendenze. AUMENTA LA SICUREZZA DEL PROPRIO CREDO, AUMENTA L’ESPOSIZIONE ALLE PROPRIE IDEE, SI RIDUCE L’ATTENZIONE AI PERICOLI E ALLE INCERTEZZE SISTEMICHE, SI SOTTOSTIMANO LE AVVISAGLIE DI FUTURI PERICOLI. Si va avanti con estrema SPAVALDERIA…

VIZIO DI INGORDIGIA: il profitto facile può creare il desiderio di farne di più e può portare a NON ACCONTENTARSI, a  voler strafare e straguadagnare. Faccio un esempio semplice con il dollaro. Partendo da un anno fa ho sostenuto che in due o tre anni si sarebbe potuti arrivare alla parità con l’euro (per una serie di motivazioni macroeconomiche che allora spiegai). Oggi, a distanza di soli 12 mesi siamo arrivati a 1,12 ..e lo abbiamo fatto a velocità impressionante. E allora ti senti invincibile e tieni i tuoi dollari stretti stretti e FAI L’INGORDO continui ad aumentare il target dei profitti e ti autoconvinci che la parità è dietro l’angolo, ti dimentichi che l’economia Usa difficilmente potrebbe sopportare un cambio tale in così poco tempo, e se dovesse capitare, da un lato è poco probabile  e dall’altro le motivazioni di un tale accadimento potrebbero avere motivazioni pericolosissime per la stabilità del mondo economico e di conseguenza DEL PORTAFOGLIO STESSO.

Questo fine settimana mi serve per analizzare freddamente la situazione…STERILIZZARLA (parola di moda presso la Bce) DAL COMPLESSO DI INVINCIBILITA’ E DAL VIZIO DI INGORDIGIA e rivedere l’asset allocation. La revisione dell’asset allocation non deve avvenire tutti i santi momenti, MA SE NON LO FAI IN QUESTI PARTICOLARI MOMENTI DI MERCATO SEI POCO FURBO …SEI NON ATTENTO A DINAMICHE E CAMBIAMENTI EPOCALI DI MERCATO.

tutto sommato ci si deve ricordare che

1)  il 2015 è appena iniziato,

2)  che non esistono più rendimenti obbligazionari ,

3) che sarà un anno volatile e quindi si dovrà saper attendere certi eccessi per INVESTIRE

4) che si dovranno assumere rischi più alti rispetto al recente passato e diventa fondamentale controllarli.

NON SON ROSE E NON FIORIRANNO.

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Premetto che a parer mio quanto deciso ieri dalla BCE va nella direzione corretta. insomma decisamente meglio questo QE della fine dell’euro. Abbiamo 18 mesi di tempo (i primi saranno i migliori) per cercare di approfittare del cambio favorevole, dei tassi bassi e del petrolio a buon mercato e dell’expo…per spingere sulla crescita, su tasse di successione, su diminuzione della spesa pubblica e su riforme. questa volta ci sono tutti gli ingredienti per tentare di rimettere in moto un auto in panne…

 

Nel frattempo il costo da interessi del debito pubblico dovrebbe crollare, i consumi salire e con essi il profitto di impresa…tutto questo farebbe aumentare le entrate fiscali in una spirale (speriamo positiva) per l’italia e l’Europa.

 

Devo però correttamente evidenziare i lati oscuri e non positivi del QE nel suo quadro d’insieme, che nasconde seri rischi di fallimento. Nella peggiore delle ipotesi avete 18 mesi di tempo per andarvene comunque dall’Italia (soluzione da me adottata)

 

Il buco nero di questa manovra è che

 

La Bce si tiene fuori dal rischio, scaricando quasi tutto sulle spalle delle Banche Centrali Nazionali

In attesa che la BCE renda pubblici le technical features dell’annunciato Quantitative Easing, alcuni aspetti interessanti possono essere già delineati.

La BCE ha deciso di acquistare titoli (adesso vedremo di che tipo) al ritmo di 60 miliardi di euro al mese da Marzo 2015 a Settembre 2016 ( per un totale di 1.140 miliardi di euro) o, in subordine, sino a quando l’inflazione nell’Eurozona si stabilizzerà al disotto ma comunque in prossimità del 2% annuo.

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Di tutti i miliardi messi in campo dalla BCE:

– il 12% sarà impegnato nell’acquisto dei titoli emessi da alcune istituzioni europee come il MES e la BEI. Il rischio inerente detto 12% sarà interamente caricato sulla BCE;

– l’ 88% dei fondi restanti del QE, saranno impegnati in Abs, Covered Bonds, Titoli di stato.

Il rischio di questo 88% sarà accollato per l’ 8% alla Banca Centrale Europea e per l’80% alle Banche Centrali Nazionali.

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Veniamo ora alla questione dei titoli di stato, degli abs e dei covered bonds (che rientrano nell’ 88% spendibile al netto del 12% destinato al Mes, alla Bei ecc.). Fatto 100 l’importo dei titoli di debito sovrano, di abs, di covered bonds acquistabili, le garanzie richieste alle Banche Centrali Nazionali, non sono 80, bensì 92: perché? Perché del 20% di rischio accollato dalla BCE, solo l’ 8% riguarda i titoli di cui sopra. Quindi, limitatamente a detti strumenti finanziari, l’8% di rischio graverà sulla BCE ed il 92% sulle BCN.

Dalle informazioni ad oggi disponibili, cosa possiamo dedurre?

  • Con certezza sappiamo che il 12% della massa totale di acquisti riguarderà titoli emessi dal Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità), dalla Bei (Banca Europea per gli Investimenti), ecc.
  • Con certezza sappiamo che l’88% sarà ripartito tra Abs, Covered Bonds, Titoli di Stato. L’ 8% dei rischi sono a carico della BCE, il restante 80% è a carico delle Banche Centrali Nazionali.
  • Gli acquisti di titoli (di stato, abs, covered) è proporzionato alle quote che ogni banca centrale nazionale detiene nel Capitale BCE. LA BCN italiana, quanto ne detiene? Circa il 12%. Quindi di questi 1000 miliardi, all’Italia ne spetteranno, approssimativamente, 120 da ripartire in base ai parametri che stabilirà la BCE tra abs, covered e titoli di stato (questi ultimi sul mercato secondario). 120 miliardi rientrano nel limite -reso noto da Draghi nel corso della conferenza stampa- del 33% del debito pubblico italiano? Sì. Suppongo che di questi 120 miliardi, 14,40 (il 12%) siano destinati ad acquistare titoli delle istituzioni europee (i titoli sono infatti acquistati dalle BCN ma a rischio BCE) e che i restati 105,6 miliardi (l’ 88%) siano destinati al finanziamento del debito pubblico italiano. Poniamo che nel corso della durata del QE il Ministero delle Finanze faccia 4 aste da 105, 6 miliardi l’una (gli importi sono semplicemente d’ausilio alla comprensione del meccanismo), quindi provveda a realizzare 4 emissioni; il Qe consentirebbe di acquistare, al massimo, 26,4 miliardi di titoli del debito pubblico per singolo collocamento.
  • Qual è la quota di rischio assunta dalla BCE nei confronti del nostro paese in questo piano per abs, covered e bonds sovrani? 8% (rischio centrale) per quota massima di acquisti (pari alla partecipazione della nostra banca centrale al capitale della BCE) 12,3108= 98,4864/100= 0,984864%.

A tanto ammonta l’azzardo della BCE sul nostro paese !!!

 Mentre le banche centrali devono acquistare per forza nei limiti di cui sopra (anche i titoli europei che saranno detenuti dalla BCE), le banche che venderanno i titoli, non sono obbligate a prestare i soldi incassati dalla vendita all’economia reale: possono farlo ma non sono obbligate. Chi lo dice? Il sito della BCE.

 Se dei paesi periferici non si fida la BCE perché dovrebbero fidarsi i mercati?

SETTEMBRE !!!

Oggi inizia il mese di settembre che solitamente non è amico delle borse. Ci sono alcune cose importanti che devono essere tenute presenti. Proviamo a fare il punto della situazione:

1) I tassi di interesse in queste settimane sono scesi in maniera significativa, in particolare in Europa. (in America IL DECENNALE è al 2,34%, ma quello che è sceso in maniera molto significativa è il bund tedesco che è sceso a 0,90%.L’Italia ha goduto sia della discesa dei tassi tedeschi che della riduzione dello spread, il risultato è un decennale italiano che rende il 2,43%. Naturalmente il merito dell’Italia è pari a zero, in quanto il movimento è europeo (i bonos spagnoli sono al 2,23%).

2) la forte riduzione dei tassi nel mese di agosto (Italia dal 2,80% al 2,43% e Germania dal 1,20 al 0,90%) non ha portato un rialzo delle borse europee. Il dax ai primi di luglio era intorno ai 10.000 punti e ha chiuso agosto sotto i 9500 punti. Per non parlare dell’Italia che è sotto del 6% dai valori di inizio luglio.

INSOMMA, LA FORTE DISCESA DEI TASSI NON E’ STATO SUFFICIENTE A TENERE LE BORSE EUROPEE SUI MASSIMI.

3) Il franco svizzero torna sotto pressione. Le buone esportazioni svizzere in salita contro le esportazioni tedesche in discesa unite al fatto che i rendimenti dei titoli tedeschi obbligazionari sono oramai simili ai rendimenti dei titoli svizzeri, FA SI CHE ALCUNI INVESTITORI MACRO ABBIANO DECISO DI VENDERE EURO E COMPRARE FRANCHI SVIZZERI creando  problemi alla banca centrale Svizzera che si è data da fare a comprare valuta estera per evitare la rottura dell’1,20 . Per i prossimi mesi, in caso di peggioramento dell’economia europea rispetto alla svizzera si apre alla possibilità di portare il limite di rivalutazione del franco a 1,10.

4) La debolezza dell’area euro non ha visto solo i tassi scendere con l’aumentare dello spread fra rendimenti dei titoli usa con i rendimenti dei titoli tedeschi MA HA VISTO ANCHE LA SVALUTAZIONE DELLA VALUTA EURO rispetto al dollaro. Siamo passati da 1,37 di inizio luglio a 1,313 a fine agosto. Più in generale abbiamo assistito ad una svalutazione dell’euro verso la maggior parte delle valute mondiali.

QUINDI POSSIAMO DIRE CHE NE I BASSI TASSI D’INTERESSE NE UN DOLLARO FORTE HANNO AIUTATO L’ECONOMIA EUROPEA E ITALIANA IN PARTICOLARE

5) I dati macro tedeschi sono molto brutti e sottostimati (pensate che il dato del PIL tedesco dovrebbe essere molto più negativo infatti droga e prostituzione sono già stati inseriti nel calcolo in Germania). I dati francesi sono decisamente terribili e quelli italiani.. beh siamo in deflazione in pompa magna sui giornali.

6) la foto sull’Economist di Renzi con il gelato in mano è molto grave e indica che alcuni dei poteri che contano si stanno stancando di un vero e proprio buffone. Personalmente se prima riuscivo a ridere delle cagate che diceva ora mi fa semplicemente vomitare per come prende per il culo i cittadini). Interessanti anche le bordate che arrivano da squinzi, Marchionne e Scalfari… (si rischia di avere la troika a Roma prima di natale).

7) Draghi negli ultimi due anni è stato capace di bluffare. Ha fatto capire che è pronto a un QE ma difficilmente lo mettera’ in atto con i mercati azionari cosi’ forti. Anche perchè pare proprio che la merkellona abbia telefonato a Draghi chiedendo rassicurazioni sul non intervento quantitativo.

8) La situazione in Ucraina è particolarmente difficile. Qualcuno vede degli spiragli ..ma sono forse troppo ottimisti…nel frattempo gli inglesi e mezza Europa sono pronti a nuove sanzioni, il rublo è particolarmente debole e il commercio fra Europa e Russia in caduta verticale (con implicazioni dirette e indirette per la povera Italia). Per  non parlare di un possibile ricatto  a base di gas da parte di Putin.

9) L’acquisto di oro e i continui contratti fra Russia e Cina fatti in rubli mette all’angolo la politica americana e l’uso del dollaro negli scambi internazionali.

10) l’oro al momento è in trading range ma è molto vicino ai massimi dell’anno valorizzandolo in euro (grazie alla forza del dollaro).

11) i mercati azionari Usa sono invece sui massimi e con un dollaro forte…Ma il Pil Usa è previsto in rallentamento.

12) Altre aree geografiche quali LIBIA, ISRAELE, SIRIA IRAQ e non solo sono ogni giorno che passa sempre più CALDE e anche in questo caso il commercio internazionale è in forte rallentamento.

13) Le previsioni di crescita mondiale sono quindi in forte calo, anche se alcuni dati cinesi sono un po’ troppo euforici.

14) Venezuela e Argentina sono oramai dei CASI DA STUDIARE su come impoverire la popolazione senza farla incazzare troppo con una bella svalutazione competitiva. (più o meno quanto accade in Ucraina).

15) Il Giappone è sempre il solito…dati economici pesanti, mercato azionario stabile e yen che si svaluta sul dollaro ma non sull’euro.

16) In Asia l’Hang Seng è sui massimi degli ultimi anni, con una salita repentina proprio da luglio a oggi, ovvero mentre il mercato europeo è diventato poco interessante.(liquidità che vaga alla ricerca di porti sicuri). Stessa cosa per il mercato di Shangai.

17) Molto interessante è il grafico euro remimbi cinese. La forza dell’euro di inizio anno è già rientrata.

settembre-02

 

 

 

 

 

 

 

 

 

18) una vera sorpresa arriva poi dal Brasile. La borsa carioca è reduce da un rally che definirei anticipatorio. Infatti il mercato brasiliano tocca il massimo da oltre 20 mesi proprio nella settimana in cui il Pil brasiliano è andato in negativo e il Real si sta pure rafforzando sull’euro (pur in presenza di tassi di interesse a due cifre…). Chi mi legge sa che non mi sarei aspettato una tale forza dopo i mondiali di calcio.

QUINDI CHE FARE?

 E’ anche possibile che la discesa dei tassi e la svalutazione dell’euro permettano alle borse europee di continuare il recupero partito dall’8 di agosto, ma al momento VEDO poco valore nel mercato azionario, visto il gelo dell’economia reale in Italia e non solo. Senza contare che Draghi è stato troppo aggressivo o mal interpretato sulla sua politica interventistica , che ha portato le borse a continuare il rimbalzo.

Sono convinto che il dollaro possa indebolirsi nuovamente ( a meno di un continuo peggioramento dei dati macro e della situazione Ucraina) verso area 1,34. Personalmente non smobiliterei gli investimenti in area dollaro perchè credo che un eventuale indebolimento  possa essere solo una occasione per aumentare l’esposizione in area dollaro.

Rimane il dubbio di come l’America possa sostenere una rivalutazione importante della sua moneta in molte aree del mondo senza mettere a repentaglio gli utili delle sue multinazionali, vedremo l’uscita dei prossimi dati su real estate, disoccupazione e bilancia commerciale.

Inoltre i tassi di interesse sono bassi e quindi consiglio di vendere (per chi non lo ha già fatto) i titoli obbligazionari e i fondi obbligazionari. europei e americani. Rimanere investiti nell’obbligazionario dei mercati emergenti che continuano a dare molte soddisfazioni.

Oro e metalli preziosi rimangono un Asset da privilegiare in questa fase in cui le obbligazioni non danno rendimento e le borse sono care.

Sul mercato azionario conviene avere una bassa esposizione e mantenerla. Attenti a possibili disastri ..settembre è il mese giusto (torri gemelle e Lehman) questa volta potrebbe essere un attacco terroristico o ulteriori tensioni internazionali) La liquidità è stata aumentata a fine luglio (cosi come l’oro).

L’EUROPA HA PAURA

Quello che è accaduto sui mercati finanziari europei giovedì scorso, sancisce ufficialmente che l’Europa ha paura. Questo l’ho capito a sufficienza guardando qualunque giornale in Italia, ma penso che lo avrebbe capito pure un analfabeta, vista la profusione delle fotografie di Marine LePen che si sono viste ultimamente.

Quello che non ho ancora ben chiaro in testa è di che cosa abbia paura l’Europa, lo so, me lo hanno insegnato a scuola, quando si parla di politica ci sono parole che immediatamente mettono agitazione nelle masse, che poi, spaventate a loro volta sono disposte a fare le solite scelte “ragionevoli” e “responsabili”. In effetti fino a qualche tempo fa la cosa ha funzionato per benino, ci siamo esercitati con le grandi epidemie di inizio millennio, ma poi con parole come default e spread abbiamo fatto davvero il botto.

D’altra parte il meccanismo psicologico che soggiace alla creazione della paura come pastore delle masse è evidente: se eleggo qualcuno per prendere delle decisioni al posto mio devo sapere che questo qualcuno saprà che pesci prendere anche quando io non ci ho capito più nulla da un bel pezzo; ora, se questo qualcuno mi dice di aver paura è legittimo che io sia terrorizzato e, se poco dopo questo qualcuno mi dirà che per evitare la fine devo fare esattamente quello che dice, anche se non è sicuro che sul lungo periodo funzionerà, io cercherò in tutti i modi di assecondare il mio eletto.

In pratica, questo meccanismo psicologico di accomodamento, segue la logica per cui un individuo, se isolato da un gruppo sociale, tende a prendere le decisioni che lo rassicurano maggiormente e gli lasciano l’illusione che non incorrerà in danni fisici.

Ora, a pochi giorni dalle elezioni europee, viene fuori che l’Europa ha paura dell’avanzata dei movimenti euroscettici, e ce lo vengono a dire proprio tutti.

Napolitano, che se ha paura lui allora io sono proprio terrorizzato; Renzi, Letta, perfino Berlusconi che non ha paura praticamente di nessuna nefandezza si scopre europeista e dice di aver timore di quelli che fino a ieri lo hanno sostenuto e votato. Mi dicono che tra gli impauriti ci sia pure Vendola.

In giro per l’Europa il fantasma della paura si è impadronito, dicono, pure della Merkel e di Barroso, gente che fino a ieri non avrei voluto incontrare di notte in un vicolo buio. Dalle nostre parti qualcuno si è messo ad avere di nuovo paura pure della Lega.

Non temete cari amici, la paura funzionerà a meraviglia, e alla fine andranno tutti a votare i partiti della sicurezza e della disciplina, quelli che magari ti stanno prendendo per un bancomat da almeno sei anni, giocando a non fare finire una crisi che ormai e solo un pretesto per arricchire i ricchi sulle spalle del popolo, ma che rappresentano la moderazione dei toni, la sicurezza… quelli che te li immagini seduti sul divano con il plaid sulle ginocchia a sorseggiare the coi biscotti.

L’alternativa è portare in Europa gli euroscettici, quelli che te li immagini sulla carcassa di un’auto data alle fiamme con una spranga in mano… poi qui il trip cambia un attimo ma solo sulla base del tuo partitone di riferimento.

Se voti SeL ti immagini il fascista di Alba Dorata, nero vestito e con i capelli rasati, la svastica tatuata e la mazza di ferro con scritto Got mit uns.

Se voti il Forza Italia e tutto il marasma da quelle parti ti immagini il sovversivo di sinistra, il comunistone che mena fendenti con una chiave inglese al grido di “Potere al Popolo” e “Bandiera Rossa”

Se voti il PD…. uguale a Forza Italia, solo che non ti ricordi più come fa Bandiera Rossa e la confondi con La mia Banda Suona il Rock del compagno quartinternazionalista Ivano Fossati.

Ora, in Francia è semplicemente successo quello che doveva accadere. Il Front National è arrivato al 4,6% utilizzando le parole che l’Europa stessa gli ha messo in bocca. Un cittadino qualunque può pure non avere nessuna cognizione politica ma alla fine si sarà accorto che le grandi promesse di stabilità fatte nel 2000 alla vigilia della moneta unica erano solo una bufala.

Ci si sarà pure accorti che a parte un timido tentativo di Costituzione di stampo neoliberista, l’Europa non è assolutamente una nazione ma semplicemente un trust di banche utile a drenare i pochi soldi dei lavoratori e a bastonare chi è in difficoltà per girare il tutto in fondi in difesa del grande capitale.

In altre parole, le condizioni del caos europeo le hanno costruite  questo branco di finti neoliberisti feroci che, mentre si impegnavano a distruggere l’Europa sociale hanno fornito un intero vocabolario alle estreme destre (da Alba dorata al Front National, passando per l’FPO e il BZO austriaci e via discorrendo) e a partiti populisti antisistema come il nostro M5S che si appresta a fare il colpaccio alle prossime elezioni.

Che poi in un vero caso di schizofrenia collettiva da una parte spalleggino i Nazisti all’est dell’Impero in chiave antirussa e dall’altra li temano in casa loro è ancora più confusivo per lo spettatore comune.

In questa situazione, dopo anni in cui ci si è impegnati a svuotare completamente di qualunque spirito riformista il pensiero di sinistra, gli unici a dare al popolo un miraggio di cambiamento sono le destre estreme; quelle che dicono: “Noi le promesse le manteniamo, magari per mantenerle dobbiamo lastricare le strade di cadaveri, però le manteniamo”.

D’altra parte gli altri non prevedono nulla se non andare avanti tale e quale a prima, bisogna solo capire chi sarà il prossimo Baciato dalla Troika. Personalmente non sono certo tranquillo, ma nemmeno spaventato a dire il vero, tutte le alternative mi appaiono ugualmente mostruose.

IL CULO E LA RAGIONE

A sinistra l’argomento “culo”, sia maschile che femminile è sempre stato alquanto spinoso e controverso e si è sempre affrontato con reticenza e qualche imbarazzo. Esiste una leggenda metropolitana per cui l’unica volta che qualcuno abbia visto Berlinguer fuori dalla grazia di Dio urlare come un pazzo, fu proprio a causa di tale argomento. Si racconta che incalzato per giorni sulla cosa da alcuni militanti abbia ad un certo punto sbottato : “Basta !!! Sono stufo di sentir mischiare il culo con il partito”.

Il termine, che rappresenta una parte del corpo ampiamente sdoganata nel nostro paese (pare sia la cosa che per prima uomini e donne si guardino reciprocamente), ha assunto, mantenuto e sviluppato una valenza negativa, tanto da spingere l’italico popolo (secondo me senza successo) a trovare termini alternativi. Si è provato con sedere, ano, chiappe, deretano, posteriori o posteriore. Poi con vezzeggiativi mente-catto-dementi come sederino, culetto, chiappette, fino al mitico “lato B” dei nostri giorni.

Ma probabilmente a sinistra più a sinistra che si può tutto questo non bastava ed ecco la trovata geniale !!! Quello che mostrato dalla Minetti su una passarella di moda qualche mese fa era solo un culo, mostrato in costume da una di sinistra che più di sinistra non si può  diventa….. “UNA PROVOCAZIONE”, il che  avvalorare la tesi di come la sinistra con il termine culo continui ad avere seri problemi.

Ora se da un punto di vista mediatico nel breve il successo è assicurato nel lungo termine il rischio è che culo diventi sinonimo di Tsipras. Non ci credete? Allora facciamo un piccolo esperimento : se dico “Monica Lewinsky”, qual’è la prima cosa che vi è venuta in mente ?

Ora, la madre di tutte le domande è:, se avesse fatto la stessa cosa una a scelta tra le seguenti donne: Minetti, Gelmini, Carfagna, Mussolini, Santanchè o magari Francesca Pascale, ci sarebbe stata una grande dose di autoironia o gli intellettualoidi di sinistra avrebbero colto l’occasione per attaccare questo gesto?

Lady Ghigliottina non avrebbe parlato di sessismo e di distruzione dell’immagine della donna, davanti ad una foto della Carfagna in topless a sostegno di Forza Italia?

Nichi risata Vendola, per quanto disinteressato alla materia, non avrebbe gridato all’elucubrazione oscena e alla distruzione ontologica dell’io femminile, dinnanzi ad una foto della Minetti a pecorina con scritto “Ci sono le europee, votami” ?

Quante rime sarebbero nate tra i fedeli di sinistra davanti da una foto della Gelmini mezza nuda che dà inizio alla campagna elettorale? O Dio non voglia quale Inferno si sarebbe scatenato sui giornali e sulle televisioni se una rappresentante qualsiasi del M5S avesse mostrato una proprio foto in costume con scritto “Tutti a casa … mia, votate M5S!” ?? Quello sì sarebbe stato UN CULO FASCISTA!

In questo  caso no, si parla di autoironia, di femminismo 2.0, di intelligente mossa elettorale per far parlare della lista (che grazie a Dio la voteranno in 3 o 4). Magari potrebbero cambiare nome del partito e chiamarlo “L’altro culo con Tsipras“, rivendicando orgogliosamente il fatto che quello in foto non è un culo come gli altri, quello è una provocazione intellettuale di sinistra.

Dopo questo fatto vivo con l’incubo che arrivino altre foto “autoironiche” magari della Picierno in perizoma, della Moretti con le zinne al vento o di Rosy Bindi che si gusta una banana. E nel frattempo Enrico si rivolta sempre di più nella tomba.

La foto che tutti abbiamo visto, spammata trasversalmente sui media senza pietà si pone il fine di sparare nel mucchio, un mucchio grande come l’intero elettorato, con l’atteggiamento ipocrita di chi punta a concludere l’affare cercando di buttarla in simpatia. Siamo di fronte al venditore che si vende al posto del bene proposto, che in questo caso è la politica di Tsipras.

Ora, effettivamente qualche bontempone per niente interessato dalla politica sarà colpito da questo messaggio, quello che mi domando è quanto la sinistra abbia bisogno di questo tipo di elettore.

Al netto dei velinismi indotti dalla nostra cattività nell’agorà Berlusconiana, guardo quella ragazza e mi torna in mente quanto letto tempo fa, quando ai primordi della storia le femmine degli ominidi, che non potevano cacciare perché limitate in questo senso dallo svezzamento dei piccoli, erano obbligate a vendersi ai maschi per ottenere il cibo che questi riportavano dalla caccia. Quella foto, oltre ad essere apolitica e populista riporta la donna allo stesso tipo di baratto, un pasto per un voto.

IL BUONSENSO MI DICE : NO TAV

«Sarà per il fatto che sto attraversando, come gran parte degli italiani, una fase di rigetto per la politica (partitica), sarà che l’indole rivoluzionaria che c’è in me non si è mai spenta, ma provo immensa simpatia per i 10 mila montanari che non bevono la verità ufficiale e vanno a mani nude (gli agitatori vengono da altrove) a difendere le loro montagne, contro un’opera che nessuno ha mai voluto spiegare loro fino in fondo, dovendo probabilmente nascondere qualcosa.

Personalmente Non credo nello sviluppo infinito, così come credo sia inutile fare un treno che sfreccerà (fra 15 anni!) a 300 km/h, sotto un tunnel di 50 chilometri, trasportando non si sa quali merci.

Il futuro del manifatturiero italiano è a dir poco incerto: fatevi un giro per le nostre zone industriali. La situazione si è deteriorata negli ultimi 2-3 anni: le fabbriche chiudono o delocalizzano. L’agricoltura è in ginocchio. Credo quindi sia del tutto legittimo domandarsi: quali merci trasporterà questa ferrovia, in un’Europa che fabbrica sempre meno beni materiali?

Le infrastrutture che fanno funzionare un paese sono quelle «normali», che migliorano la qualità della vita della maggioranza delle persone. L’Alta velocità la prenderò io, perché mi pagano per viaggiare. Non la prenderà la famigliola Fumagalli per andare in gita in Francia, perché costerebbe una fortuna.

Le «grandi opere» sono spesso un fiasco, hanno un grande valore simbolico, arricchiscono poche persone. Gli esempi non mancano, primo fra tutti quello del tunnel sotto la Manica, che ha mandato in rovina centinaia di investitori.
Se questi «corridoi Tav», che corrono dal Portogallo agli Urali (ma chi è quel pazzo che andrà da Lisbona a Kiev in treno?) li vuole l’Europa, per me non cambia nulla. Ha senso farli, se migliorano la rete dei trasporti e la qualità della vita dei cittadini europei. Se per fare una tratta di 400 km ci metto 25 anni, allora non la voglio anche se me lo dice Bruxelles.

La Tav ha forse senso nelle pianure germaniche e nella vuota, noiosa e pianeggiante Francia. Nella montagnosa Italia è ridicola. Facciamo dei treni normali che viaggiano puntuali a 150 km/h. Basta e avanza. Io già non sono mai entusiasta di buttarmi sotto la galleria dell’Appennino o del Sempione a 130 km/h. Non so che sensazione proverò nel lanciarmi a 280 km/h tra Bologna e Firenze, in galleria al 70%. E ti assicuro che non sono per niente un fifone.

Però mi chiedo: il giorno che capita un incidente serio, che ne sarà di quest’opera? Andiamo in Svizzera e vediamo come diavolo fanno a far funzionare i treni normali, tra le montagne, da 100 anni. Capiremo perché i treni sono pieni e le autostrade molto meno trafficate che da noi. Quando attraverso la Svizzera in treno e vedo tutto questo mi dico sempre: ma allora si può fare!

Abbiamo la pancia piena e la casa calda: cerchiamo di migliorare la qualità della nostra vita e non la «quantità». Per andare da Milano a Lione ci metterò 45 minuti in meno, con la Tav. Ma quanto stride con:

1) milioni di persone che usano tutti i giorni treni pendolari sporchi e in ritardo, arrivando sul posto di lavoro già mezzi incarogniti;
2) Un servizio postale da terzo mondo;
3) un’organizzazione delle città e un sistema di trasporti fatti apposta per prendere l’auto anche per andare in bagno

Eppure nessuno promette di migliorare queste infrastrutture chiave. Del resto, quale campagna elettorale «di immagine» potrebbero costruirci sopra? Meglio promettere un mucchio di sciocchezze, anche perché gli italiani hanno la memoria corta e dopo 5 anni si ricordano il giusto.
Tu dicevi: fra 20 anni i treni dovranno andare a 300 km/h. Ma chi l’ha detto, dove sta scritto? Allora fra 40 anni dovranno andare a 500 km/h? Ma per andare dove? Ma chi lo dice che questo è un progresso? Perché non cominciamo a chiederci seriamente dove vogliamo arrivare e a che prezzo, non solo economico, con la nostra civiltà?

Abbiamo l’insensata presunzione che la nostra attuale civiltà durerà per sempre. Rassegnamoci: terminerà come tutte le altre che l’hanno preceduta. Facciamocene una ragione: così non si può andare avanti per sempre. Se ci pensiamo è a tutti gli effetti un’ovvietà: un’ovvietà dettata dalle leggi della fisica, della chimica, e anche dal normale buonsenso.