ECONOMIA CANAGLIA

DALLA LOTTA DI CLASSE ALLA LOTTA DI TASSE

Ho già citato alcune stime che suggeriscono quanto sia vasto è dannoso il sistema offshore: ad esso sono riconducibili metà degli attivi bancari mondiali, un terzo degli investimenti del pianeta e molto altro. Tuttavia, sono stati fatti ben pochi tentativi di quantificare il danno causato alla popolazione mondiale ogni anno direttamente ed indirettamente. Recentemente però alcune organizzazioni non governative hanno provato a misurare l’entità del fenomeno. Nel 2005 Tax Justice Network ha stimato che i capitali offshore detenuti da ricchi facoltosi potrebbero ammontare a circa 11.500 miliardi di dollari, un importo pari ad un quarto di tutta la ricchezza mondiale e pari all’intero PIL degli stati uniti. Se si mettesse in fila questa somma di denaro in banconote di un dollaro, si potrebbe coprire per ben 2300 volte la distanza dalla terra alla luna e ritorno.

Secondo le stime il gettito fiscale che si potrebbe ottenere tassando il reddito generato da questi capitali ammonterebbe a circa 250 miliardi di dollari pari a circa 3 volte l’intero bilancio mondiale stanziato in aiuti per combattere la povertà nei paesi in via di sviluppo.

E stiamo parlando del solo mancato gettito fiscale dei capitali detenuti nei centri offshore  da individui facoltosi. Si aggiunga a questo la manipolazione degli scambi intrasocietari  e si comincerà a farsi un’idea delle dimensioni colossali dei flussi transfrontalieri  illeciti di capitali.

Lo studio in questione è stato perfezionato all’interno del programma Global Financial Integrity. Secondo i calcoli effettuati nel GFI nell’anno 2009, nel 2006  i paesi in via di sviluppo hanno perso tra gli 850 e i 1100 miliardi di dollari a causa dei flussi finanziari illeciti, perdite che sono successivamente cresciute al ritmo del 18% all’anno. Mettendo questa cifra a confronto con i 100 miliardi di dollari spesi ogni anno per gli aiuti internazionali è facile giungere alla seguente conclusione: Per ogni dollaro generosamente elargito alla luce del sole ai paesi poveri, noi occidentali ci riprendiamo 10 dollari di capitali illeciti sotto banco.

Non c’è modo per cui questa formula possa funzionare per nessuno, che sia ricco o no. Ricordatelo la prossima volta che qualche brillante economista si domanda perchè gli aiuti all’Africa siano inefficaci.

Ma non finisce qui !!! Disgregando i dati di questo studio, approvato anche dalla banca mondiale emergono altri tre gravissimi flussi finanziari illeciti provenienti da attività criminali classiche. Il denaro proveniente da narcotraffico, contraffazione, taglieggiamento e così via ammonta a circa 350 miliardi di dollari l’anno. I flussi finanziari legati alla corruzione, alle tangenti locali trasferite all’estero o a tangenti pagate in altri paesi ammontano a circa 50 miliardi di dollari l’anno. I flussi legati al terrorismo internazionale ed al suo finanziamento occupa invece circa i due terzi del totale delle altre due voci.

Cosa se ne deduce ? Semplice !!!! I narcotrafficanti , i terroristi e gli altri criminali in genere utilizzano gli stessi meccanismi e sotterfugi offshore , banche di comodo,  trust e società fittizie usati dalle grandi imprese e dalle multinazionali !!! 

La domanda a questo punto sorge spontanea: Come possiamo sconfiggere il terrorismo, il traffico di stupefacenti, la corruzione ed altre varie attività criminali se non combattiamo il fenomeno offshore ovvero il grande vero bubbone dell’elusione e dell’evasione fiscale ?

In questo quadro generale, non c’è da stupirsi che, secondo le stime degli organismi di controllo USA, in questa battaglia il tasso di successo è circa dello 0,1% nell’intercettare il denaro proveniente dalle attività criminali.

I proventi riciclati del narcotraffico, del terrorismo e della corruzione si muovono parallelamente al denaro sporco proveniente dall’evasione fiscale, che gli stati uniti e l’Europa accolgono di buon grado. Sono due rotaie di uno stesso binario che attraversa il sistema finanziario internazionale. Non si può affrontarne uno senza affrontare l’altro.

E queste, non dimentichiamoci, sono solo le operazioni illegali. L’elusione offshore praticata legalmente da individui ed imprese, che defraudano ulteriormente la gente onesta che lavora, aggiunge alle cifre elencate altri miliardi e miliardi di dollari.

Non esiste nessuna stima ufficiale del danno complessivo causato dal sistema offshore. L’organizzazione non governativa Eurodad ha pubblicato un libro dal titolo : “Illicit Flow Report 2009, che tenta di illustrare in un centinaio di pagine, tutte le stime ufficiali complessive dei flussi finanziari complessivi illeciti a livello globale. Le pagine sono provocatoriamente tutte bianche !!!

La pubblicazione di Eurodad  mira a sottolineare un punto cruciale: il sistema offshore è il mezzo più potente che sia mai esistito per trasferire ricchezza dai poveri ai ricchi eppure i suoi effetti sono rimasti quasi invisibili. Come dire, gli effetti ideologici più stabili al mondo sono quelli che per agire, non hanno bisogno di parole ma del lasciar fare e del silenzio complice.

Il linguaggio stesso incoraggia questa cecità. Nel settembre del 2009 i paesi del G20 si sono impegnati attraverso l’ennesimo comunicato ufficiale ad “arrestare i deflussi illeciti di capitali ” (occhio alle parole !!!). Consideriamo adesso la parola “deflussi” come “fuga di capitali”, e si capisce come questo termine punta il dito verso le vittime: paesi come il congo che, insiste implicitamente questo linguaggio, devono essere posti al centro della bonifica. Ma ad ogni deflusso corrisponde necessariamente un afflusso di denaro da qualche altra parte…. o no ?

Come sarebbe stato diverso l’impegno espresso in quel comunicato se i paesi del G20 avessero  promesso di porre fine agli “afflussi illegali. Restando sui paesi in via di sviluppo c’è un’altro aspetto su cui riflettere. Quando un paradiso fiscale crea un nuovo sistema innovativo per consentire a ricconi ed imprese di evadere le tasse, i paesi ad alto reddito  tendono a prendere contromisure, rappezzando al meglio i loro sistemi di tassazione per difendersi dai nuovi abusi. Ma i paesi in via di sviluppo, spesso inconsapevoli della crescente complessità del sistema offshore e privi dell’esperienza necessaria, sono del tutto indifesi e restano sempre più esposti e diventano sempre più poveri.

Ma non illudiamoci, tutto questo non è un problema solo dei paesi in via di sviluppo. Il sistema offshore danneggia gravemente anche le nazioni più ricche e più grandi, persino quelle stesse che si sono trasformate in paradisi fiscali.

Oltre ad aver creato un vastissimo terreno di cultura per il crimine a livello globale, il sistema offshore è stato uno dei fattori che ha contribuito alla crisi economica e finanziaria iniziata nel 2007. Le giurisdizioni segrete hanno offerto alle società finanziarie un lasciapassare per sottrarsi alle regolamentazioni, che ha favorito la crescita esponenziale di queste operazioni che sono diventate “troppo grandi per essere lasciate fallire” e hanno esercitato una fortissima influenza sugli establishment politici di Washington e Londra. Inoltre, alleggerendo la propria regolamentazione finanziaria , i centri offshore hanno impresso una spinta irrazionale all’intero sistema,  costringendo le giurisdizioni onshore, a competere on loro in una corsa al ribasso verso una regolamentazione sempre più permissiva. “Last but no list” gli ingenti flussi finanziari illeciti hanno creato massicci afflussi netti di capitali in paesi in deficit  come gli USA e la Gran Bretagna, aggravando i più visibili squilibri macroeconomici  globali che hanno contribuito a provocare la crisi. Gli incentivi offshore hanno incoraggiato le imprese ad indebitarsi eccessivamente e a nasconderne il valore reale.

Le conseguenze sono state catastrofiche. Le imprese hanno creato una rete di complessità impenetrabile spezzando le loro operazioni finanziarie nei paradisi fiscali di tutto il mondo, rendendo le loro posizioni economiche non realmente verificabili, disorientando le autorità di vigilanza e alimentando la sfiducia reciproca tra gli operatori di mercato, acuendo la crisi bancaria e finanziaria. Motivo principe del perchè le banche ad un certo punto hanno smesso di prestarsi denaro tra loro !!!  

La fiducia è un ingrediente fondamentale in un sistema economico sano, e non c’è nulla come il sistema offshore che riesca a minarla. Non è una coincidenza infatti, che tante grandi imprese dedite alla manipolazione finanziaria come Enron, l’impero del truffatore Madoff, Long Term Capital Management, Lehman Brothers o Aig fossero cosi profondamente radicate nel sistema offshore.

Se nessuno è in grado di scoprire la vera situazione patrimoniale di un’azienda finchè  il denaro non è sparito, le truffe prosperano. E, aiutando i cittadini più ricchi a continuare ad evadere le tasse e le regolamentazioni, i paradisi fiscali ostacolano tutti i tentativi di pagare i costi del danno causato e di porvi rimedio.

Ma il punto non è l’attuale crisi finanziaria, ma qualcosa di più pericoloso: Il percorso epocale della grande finanza e delle armi estremamente potenti  che ha utilizzato nella battaglia per cercare di appropriarsi del potere politico  in tutto il mondo.

Qui entra in gioco un problema di cultura, di atteggiamenti, di principi etici e morali che sono stati capovolti a mestiere sotto i nostri occhi, nella nostra più totale indifferenza, consentendo che queste cose avvenissero sotto casa nostra, anzi dentro casa nostra.  Basti pensare che il maggior conduttore europeo del denaro criminale proveniente dall’ex unione sovietica è Cipro, una stazione intermedia per i farabutti internazionali. Eppure nel 2007 la Kpmg, una delle più famose e rispettabili società di revisione contabili del mondo, ha giudicato Cipro la migliore di tutte le giurisdizioni europee nella sua classifica dei regimi fiscali più attraenti per le imprese. Mi sembra ovvio che qualcosa non funziona in tutto questo !!!!

La tassazione è il grande assente nel dibattito sulla responsabilità aziendale. Gli amministratori delle società moderne sono giornalmente posti di fronte ad un dilemma. A chi devono rendere conto, solo agli azionisti o ad un gruppo più ampio di portatori d’interesse ?

Molte imprese considerano la tassazione un costo da minimizzare con ogni mezzo, un cancro maligno ed aggressivo che rischia di mangiarsi l’azienda che va neutralizzato, allo scopo di accrescere il più possibile il valore per gli azionisti nel breve periodo. E’ questa vision invece il vero cancro del sistema. Se sposto i miei punti di riferimento o meglio allargo l’orizzonte dei miei stakeholders in un etica non più capovolta, allora le tasse passano dall’essere un costo di produzione ad un ricavo, una distribuzione di profitti imputata a conto economico al pari dei dividendi. E’ una distribuzione alla società per finanziare strade, l’istruzione della forza lavoro ed altre componenti del contesto in cui l’azienda realizza il suo profitto.

Il mondo degli affari ha smarrito la strada, insieme alle stesse grandi società di revisione contabile, nella nostra più totale indifferenza quando, non addirittura la nostra approvazione.

Società di revisione dei conti, grandi studi legali specializzati, ed altri attori di di questa incasinata commedia umana, tutti questi, aiutando i loro clienti a ridurre il debito d’imposta hanno finito per abbracciare una moralità capovolta che considera la tassazione e la democrazia e la società un male, e i paradisi fiscali, l’elusione fiscale e la segretezza un bene. Ormai gli evasori incalliti vengono fatti cavalieri del regno. A poco a poco la moralità perversa dei paesi offshore ha finito per essere accettata nella nostra società.

La finanza offshore è per certi versi simile alle forme più tradizionali di corruzione come il pagamento di tangenti. Alcuni sostengono che la corruzione sia efficiente, perchè consente di aggirare gli ostacoli della burocrazia e di portare a termine gli affari. In questa eccezione molto limitata e che ovviamente non condivido, la corruzione in effetti è efficiente. Ma consideriamo se un sistema afflitto dalla corruzione sia efficiente e otteniamo la risposta esattamente contraria: è molto inefficiente !!!

Analogamente le giurisdizioni offshore sostengono di promuovere l’efficienza, aiutando individui ed imprese ad aggirare certi ostacoli. Ma questi ostacoli sono la tassazione, la regolamentazione e la trasparenza che, con tutti i loro difetti, sono stati creati per un buon motivo. Ciò che può sembrare efficiente agli occhi un singolo individuo o di un’azienda, diventa inefficiente quando si considera il sistema nel suo complesso. Permettendo alla “creme” della società di evadere, i paradisi fiscali  indeboliscono le regole, i sistemi e le istituzioni che promuovono il bene pubblico e fiaccano la fiducia in queste regole. In breve corrompono la politica, con effetti che tutti oggi possiamo vedere.

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