DALLA LOTTA DI CLASSE ALLA LOTTA DI TASSE

TUTTA COLPA DELLE BANANE !!!

Immaginate di trovarvi in un supermercato e di vedere alcune persone ben vestite che passano rapidamente per una cassa “prioritaria” dietro un cordone di velluto rosso. Dopo aver fatto la vostra interminabile fila, sullo scontrino trovate anche una voce d’importo considerevole alla voce “spese extra” che serve a sussidiare i loro acquisti. Sono addolorato, dice il direttore rispondendo alle vostre proteste, ma non abbiamo scelta: se voi non vi facesse carico della metà del loro conto, andrebbero a fare la spesa altrove. Adesso pagate !!!

Ma siccome voi non avete intenzione di pagare, allora venite perseguitati, repressi attraverso strumenti sempre più sofisticati per togliervi fin l’ultimo euro e far tornare il conto del supermercato.

“Solo il popolino paga le tasse”, ha detto una volta una milionaria americana, e purtroppo aveva ragione. E gli altri ? I ricchi ? La cosiddetta Elite economica e finanziaria ? Si avvale del sistema offshore triangolando le proprie transazioni con i famosi “paradisi fiscali”. Non vi è nel mondo un consenso unanime sulla definizione di paradiso fiscale quindi ho deciso di coniarne una tutta mia:

“paradiso fiscale è il luogo che cerca di attrarre le imprese offrendo strutture politiche stabili per aiutare le persone fisiche e giuridiche ad aggirare le norme, le leggi ed i regolamenti di altri paesi. La ragion d’essere dei paradisi fiscali è assicurare una via di fuga nei confronti della nazione in cui si vive dal pagare le imposte e dal sottostare ad una precisa regolamentazione finanziaria.”

Ma la caratteristica principale di un paradiso fiscale è quella di garantire la segretezza e l’anonimato di chi se ne serve.

Chi pensa che il paradiso fiscale o meglio il sistema offshore sia un luogo fisico, una paradisiaca isola caraibica si sbaglia, il sistema offshore è, come recitava un famoso spot, “tutto intorno a noi” Nel 2010 il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha stimato che i soli bilanci dei piccoli centri finanziari insularia ammontavano complessivamente a 19.000 miliardi di dollari, una somma pari a circa un terzo del PIL mondiale !!!. Gia nel 2008, una ricerca condotta dal GAO (Government Accountability Office) evidenziava come l’83% delle imprese americane possedeva società controllate nei paradisi fiscali. La stessa ricerca fatta l’anno successivo evidenziava come il 99% delle imprese EUROPEE si avvaleva di controllate offshore con in testa tutte le principali banche.

L’attività offshore consiste fondamentalmente nel manipolare in modo artificiale le tracce cartacee dei movimenti finanziari transfrontalieri. Per farvi un’idea di come funziona considerate le banane. Ogni casco di banane venduto in Europa segue due diversi percorsi per arrivare sulla tavola del consumatore. Il primo vede protagonista un lavoratore Honduregno impiegato in una multinazionale che raccoglie le banane, le imballa e le spedisce in Europa. Il secondo percorso, la traccia cartecea delle scritture contabili è meno lineare. Quando il casco di banane honduregno viene venduto in Italia, dove vengono generati i profitti finali da un punto di vista fiscale ? In Italia ? In Honduras ? Nella sede centrale USA della multinazionale ? Nessuno lo sa per certo, così i contabili possono più o meno inventarselo. Per esempio, potrebbero consigliare alla compagnia bananiera di porre il centro di approvvigionamento alle Cayman e di ubicare i servizi finanziari in Lussemburgo. La multinazionale USA  potrebbe stabilire il suo marchio in Irlanda , la divisione spedizioni nell’isola di Man, le “competenze manageriali” a Jersey e la sua controllata assicurativa alle Bermuda.

Immaginiamo ora che l’unità dei servizi finanziari del Lussemburgo faccia un prestito alla consociata  in Honduras praticandole un interesse di 20 milioni di dollari all’anno. La consociata Honduregna porta  questa cifra in deduzione dei suoi ricavi licoli, riducendo od azzerando i suoi profitti e le imposte dovute. I 20 milioni di dollari di extra profitto della controllata del Lussemburgo saranno soggetti alla tassazione ridicola di questo paradiso fiscale tutto europeo. Con un tocco di bacchetta magica i contabili hanno fatto sparire un debito d’imposta consistente e hanno spostato i capitali all’estero. Complimenti all’artista !!!

Questo stratagemma si chiama “tecnica dei prezzi di trasferimento”. Qualche volta questi prezzi di trasferimento vengono manipolati in maniera così esagerata da perdere ogni parvenza di realismo: carta igenica al costo di 4121 dollari al chilo, un litro di succo d’arancia a 2052 dollari e 10 penne a sfera provenienti da Trinidad a 8500 dollari ciascuna. Circa due terzi del commercio transfrontaliero viene gestito dalle multinazionali con questa tecnica. I paesi in via di sviluppo con questo giochino perdono ogni anno 160 miliardi di dollari.

Un lettore smaliziato di questo articolo potrebbe fare spallucce e raccontarsi che quella appena descritta è solo una delle tante spiacevoli conseguenze di vivere in un paese ricco. Ma chi fa mostra di tale cinismo è uno stupido che non si rende conto che ne sta pagando per primo le conseguenze. Il debito d’imposta delle multinazionali viene tagliato non solo in Honduras, ma anche in Europa ed in Italia. The Guardian nel 2006 ha scoperto che le tre principali compagnie bananiere mondiali hanno realizzato nella sola Gran Bretagna un giro d’affari di oltre 400 milioni di sterline pgando solo 128 mila sterline di tasse !!!

Nel mondo esistono circa sessanta giurisdizioni segrete, divise appositamente in quattro gruppi. Il primo è formato dai PARADISI FISCALI EUROPEI , il secondo è un’area britannica di estensione mondiale che ha il suo fulcro nella city di Londra, il terzo è una zona d’influenza incentrata sugli stati uniti, il quarto contiene alcune strane realtà come la Somalia e l’Uraguay che non hanno avuto grande successo.

I paradisi fiscali europei presero realmente slancio durante la prima guerra mondiale quando i governi inasprirono le imposte per finanziare lo sforzo bellico anche se le banche svizzere custodivano già dal secolo precedente  i capitali segreti delle elitè europee e il piccolo Lussemburgo, specializzato fin dal 1929 in certi tipi di società offshore, è oggi uno dei maggiori paradisi fiscali del mondo. Un altro importante paradiso fiscale europeo è rappresentato dai Paesi Bassi. Nel 2008 sono attraverso le finanziarie offshore olandesi sono transitati circa 12.300 miliardi di euro, pari a venti volte il Pil del paese.

Altre due importanti giurisdizioni europee in termini di segreto bancario sono l’Austria e il Belgio. Per finire con l’Europa non si possono dimenticare altri piccoli staterelli come il Liechtenstein e il principato di Monaco  che hanno un ruolo attivissimo nel sistema offshore, che vede anche la partecipazione occasionale di insolite giurisdizioni come Andorra o l’isola portoghese di Madeira, recentemente coinvolta in uno scandalo di corruzione in cui erano implicate alcune grosse società petrolifere USA operanti in Nigeria.

Il secondo gruppo di centri offshore, che comprende circa la metà delle giurisdizioni segrete del mondo, è anche il più importante. E’ costituito da un assortimento stratificato  di paradisi fiscali organizzati a raggiera che ruota intorno la city di Londra. La rete offshore della city è composta essenzialmente da tre strati.  I due anelli interni costituiti da Jersey, Guernsey e l’isola di Man e i territori d’oltre mare britannici come le isole Cayman , sono sono sostanzialmente controllati dalla Gran Bretagna e caratterizzati da sistemi finanziari offshore futuristici. L’anello più esterno è composto da una compagine più eterogenea di paradisi fiscali come Hong Kong, che non sono direttamente controllati dalla Gran Bretagna ma che hanno fortissimi legami con il Regno Unito e la city di Londra.

E’ stato stimato che questo gruppo di paradisi fiscali di stampo inglese gestisca circa un terzo di tutti gli attivi bancari a livello mondiale. Aggiungendo la City di Londra, questa stima sale alla metà.

Questa rete di satelliti offshore svolge ovviamente molte funzioni. In primo luogo assicura alla City londinese un raggio d’azione veramente globale. I paradisi fiscali britannici, disseminati in tutti i fusi orari del pianeta, attraggono e catturano capitali in transito come una ragnatela cattura gli insetti di passaggio. Questi denari vengono ovviamente poi convogliati su Londra. Ma cosa più importante, permette alla City di effettuare operazioni vietate in Gran Bretagna, assicurando ai finanzieri londinesi la distanza necessaria per negare  in modo plausibile ogni coinvolgimento negli illeciti.

Gli anelli esterni sono generalmente più malfamati di quelli interni. Per farvi un’idea di quanto sia torbida la situazione alle isole Cayman, nel 2008 le autorità dell’arcipelago hanno dichiarato al Fmi passività finanziarie per 2200 miliardi di dollari. A queste passività dovrebbe corrispondere un attivo d’importo identico, ma le Cayman hanno dichiarato solo 750 miliardi di attività di portafoglio.

Gli Stati Uniti sono il fulcro del terzo gruppo di centri offshore. Negli USA il ricorso ai paradisi fiscali è stato sempre molto più controverso che in Gran Bretagna, dove la City londinese ha completamente neutralizzato l’opposizione alla sua strategia di offshore globale. I funzionari statunitensi hanno iniziato a combattere le frodi fiscali offshore fin dal 1961, quando il presidente Kennedy chiese al congresso di approvare una legge per spazzare via i paradisi fiscali una volta per tutte. Lo Stop Tax Haven Abuse Act, appoggiato nel 2008 anche da Obama prima che salisse al potere, e il successivo svuotamento del provvedimento da parte della lobby dell’offshore, non sono che una recente schermaglia di un’antica guerra.

Come i ricchi del resto del mondo, anche i finanzieri americani a partire dagli anni settanta, sono fuggiti all’estero per sottrarsi alle norme e alle imposte vigenti nel loro paese. Prima verso l’euro mercato offshore di Londra, poi verso la ragnatela britannica ed oltre. Il sistema offshore ha permesso a wall street di aggirare la rigorosa regolamentazione finanziaria statunitense, riguadagnando progressivamente potere ed influenza sul sistema politico americano e poi, dagli anni ottanta, trasformando gli stessi stati uniti in quello che attualmente per certi versi, è il più importante paradiso fiscale del mondo.

Dovrebbe essere chiaro a questo punto che il sistema offshore non è costituito da un gruppetto di staterelli indipendenti che esercitano il proprio diritto sovrano di emanare leggi e creare sistemi fiscali che ritengono più appropriati; è piuttosto un insieme di reti d’influenza controllate dalle principali potenze economiche occidentali ed in particolare dalla Gran Bretagna, dagli USA e dall’Europa.

Ciascuna rete è interconnessa con le altre e sono tutte a disposizione dei ricchi investitori e delle imprese di tutto il mondo.

La vera lotta all’evasione fiscale è ben lontana da quella che i governanti voglio farci credere che sia. La lotta all’evasione fiscale è la lotta ai paradisi fiscali, al sistema offshore, ma come avrete capito anche dalla recente campagna elettorale in corso nel nostro paese non è una battaglia facile ne particolarmente radicata nel DNA  delle tradizionali categorie politiche sia di destra che di sinistra. Questa è una battaglia che andrebbe fatta tutti insieme, perchè ovunque viviate, chiunque voi siate o qualsiasi cose pensiate, questa battaglia vi riguarda personalmente.

Da anni milioni di persone di tutto il mondo nutrono la nauseante sensazione che c’è qualcosa di marcio nell’economia globale… Tutto questo marcio passa per il sistema offshore

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