Fatto l’accordo… Trovato l’inganno !!!

Il rischio di credere che sia finita

Nel fine settimana si è tenuto l’ennesimo vertice Europeo. Le truppe cammellate italiane francesi e spagnole sono partite all’assalto dell’armata tedesca al grido  “Europa o morte !!! “. Dopo giorni di pre tattica, annunci e smentite, riaffermazioni di posizioni note, minacce nemmeno troppo velate di veti incrociati su soluzioni che stavano a cuore a una o l’altra fazione, seppellito sotto montagne di carte e poche vere idee, qualcosa è venuto fuori.

Tralascio il punto inerente al fondo di finanziamento della crescita che trovo stucchevole e ridicolo, 120 miliardi di euro per 26 paesi sono come tentare di spegnere un grosso incendio con un solo secchio d’acqua, il punto di svolta, il clou del vertice sarebbe il famoso “scudo anti spread”, un meccanismo automatico che consentirebbe alla BCE senza chiedere niente a nessuno, di intervenire nell’acquisto massiccio di titoli di stato di uno o più paesi europei attaccati dalla speculazione, in modo da mantenere i tassi d’interesse del debito pubblico entro limiti sostenibili.

Però come e perché questo scudo debba funzionare è talmente poco chiaro, che la stessa definizione sopra enunciata potrebbe rilevarsi incorretta. Probabilmente si farà luce il prossimo 9 luglio quando si dovrà comunque procedere alla stesura del decreto attuativo dell’accordo. Nella sostanza poca cosa.

Ma questa piccola cosa non ha tardato a farsi sentire sui mercati, che hanno archiviato una giornata da incorniciare per le borse europee e mondiali. Tanta euforia non si vedeva dal 10 maggio 2010, proprio il giorno dell’annuncio dell’istituzione del Fondo salva stati da 750 miliardi di euro. L’intesa sull’utilizzo dello stesso Fondo  per calmierare lo spread ha fatto ripartire i listini e ha incassato il plauso del presidente Usa, Barack Obama.

Ma se c’era già, dovè la differenza ? Perché sui mercati si scatena un delirio di acquisti per niente di nuovo ? La differenza la fa una sola parola : “automaticamente”.

Vale a dire, niente più richiesta formale, niente più esposizione del paese sotto attacco alla pubblica gogna e conseguente panico da fine del mondo, niente più mesi di ritardo nell’intervenire, niente più commissariamento del paese in questione.

Sarà proprio così ? I mercati sembra ci abbiano creduto. Tutti noi ci vogliamo credere. Tutti stiamo sperando che non sia l’ennesimo bluff, che i leader europei abbiano smesso di scherzare con il fuoco e abbiano finalmente intrapreso la strada del buon senso.

Ma voglio essere ottimista, anche perché Draghi (un altro Mario per la felicità della Merkel) aveva già intrapreso questa strada alcune settimane fa, intervenendo sui mercati senza chiedere niente a nessuno. Alla immediata manifestazione di disapprovazione della Merkel e delle banche tedesche, Draghi ha fatto spallucce, come dire, forse potete cacciarmi, ma fino a che sono qui, non potete dirmi quello che devo fare.

Allora siamo fuori dal tunnel ? Abbiamo finalmente invertito la rotta ? Non ci sperate. I famosi compiti a casa non sono finiti e Italia, Spagna, Gracia, Portogallo e Irlanda restano paesi a rischio per se stessi e per la stessa Europa.

Guardando a casa nostra, se il Mario Monti non riesce a trovare attraverso tagli di spesa significativi le risorse per scongiurare qualsiasi altra misura recessiva (vedi aumento dell’IVA) saremo di nuovo al punto di partenza e con meno tempo a disposizione per evitare il peggio.

Nella migliore delle ipotesi, visto che difficilmente la Merkel sarà disponibile ad approvare quelle misure che realmente servono all’Europa, (BCE come prestatore di ultima istanza, eurobond ecc), dobbiamo cercare di stare a galla fino all’anno prossimo, quando le elezioni in Germania (speriamo) la elimineranno dallo scenario europeo.

Ma neanche questo basterà. Ammesso e non concesso di arrivare vivi alla meta, per rimanere nel club mondiale di quelli che contano e per rallentare lo spostamento in corso dell’egemonia economica mondiale da occidente ad oriente, l’Europa tutta dovrà crescere a ritmi non inferiori del 6% – 8% all’anno.

L’Europa è un grande mercato formato da oltre 580 milioni di persone e per gran parte di  quel valore di crescita potrebbe bastare a se stessa, se solo fosse veramente integrata, unità e libera al suo interno di far circolare gente, merci e servizi.

Ma per crescere, crescere davvero occorre reinventarsi come Europa e questo è meno semplice. Occorre mettere a punto un nuovo manifesto su come vincere la sfida della competitività. L’Europa economica è dominata dalla tendenza all’imitazione, dove individui e organizzazioni non agiscono da veri protagonisti, dove le azienda non riescono a portare innovazione.

Competenza e denaro sono ingredienti necessari anzi indispensabili, ma non sufficienti. Abbiamo bisogno di un modello di comportamento non adottato da altri, dobbiano forzare le nostre regole e proporre soluzioni innovative.

Le business school, il benchmarking e le best practice hanno trasformato le nostre economie in un supergruppo di aziende fotocopia, che continuano a proporre un modello di sviluppo che, oltre a non reggere le sfide dell’economia globalizzata, semplificano il dumping asiatico e cinese. Abbiamo invece bisogno di “darwinismo economico”,  di evoluzione, di trasformazione.
I motori di questa trasformazione sono tre: la tecnologia (che amplia le possibilità dell’individuo), le regole (da trasgredire e da ricreare) e i valori, che devono essere valori comuni europei, capaci di instaurare nuovi legami e creare finalmente un’unica comunità. Abbiamo bisogno di cultura europea, di interscambio e conoscenza. Oggi è solo grazie alla nostra ignoranza europea ad esempio, che siamo preda di pratiche economiche scorrette.

Abbiamo bisogno di visionari capaci di guardare al futuro dell’Europa tra 10, 20, 50 anni.  Non cominciare da subito a pensare che i singoli paesi europei sono l’uno per l’altro  una grande ricchezza proprio per loro diversità, trasforma questi stessi paesi in un no-sense, come la padania e paperopoli.

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